Laura m. De Matteis

Incipit (23): 58. Il regalo

L’anniversarioHeman Zed

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«Jacques?»

«Sì?»

«Esci di nuovo?»

«Sì.»

«Ma dove vai tutte le sere?»

«Te l’ho detto, è per lavoro.»

«Lavoro? E che lavoro può fare, di sera, un vecchio guardiano in pensione? Jacques Fontaine, non fosse che hai settant’anni, ti farei una scenata di gelosia. O esci veramente in cerca di donne?»

«In questo caso non sarebbe lavoro, Adeline, sarebbe allegria e spensieratezza. Soprattutto a settant’anni, non trovi?»

«Attento a quel che dici, signor Fontaine, o la mia padella non avrà pietà della tua testa!» Continua a leggere

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Incipit (22): 51. Il giardino

HumusLaura m. De Matteis

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Un ricciolo d’aria mi corre sulla schiena. Scivola lungo il sentiero e si attorciglia in un angolo dove le tombe accatastate lo intrappolano in un vortice gelido che raduna mucchietti di foglie e le sparpaglia di nuovo sulla strada che risale verso altre tombe, verso volti scavati nel marmo strappato dalle mie ossa – esseri immobili, dormienti e tristi in eterno secondo la misura di un’eternità umana, fino alla memoria della sabbia. Continua a leggere

Incipit (21): 65. Il pianto

NascitaAndrea Ponso

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Non so nemmeno perché ci sto andando. Parigi in luglio è insopportabile, il caldo è stagnante e non ci scappi. Non è che ci sia molta luce, tranne di riflesso, quando incontri, ai lati dei viali, immense vetrate: allora ti devi riparare gli occhi portando una mano alla fronte – sembra quasi impossibile, ma non sono ancora riuscito, per questo assurdo riflesso, a vedere la mia immagine specchiata; e la cosa non è tanto diversa quando cerco di guardarmi camminare, un attimo, sulle vetrine dei negozi o dei ristoranti. Perché tutto si confonde.

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Incipit (20): 55. La musica

Sex ToyFrancesco Abate

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Ad alcuni parve scriteriato e seminarono disprezzo in quel solco che fa di ogni rivoluzionario (in gioventù) un pedante conservatore con la generazione che lo segue. Fiorì la gramigna. Ma anche l’invidia.

Altri dissero che è nella natura di questo cimitero, campo santificato soprattutto con i resti di pazzi, visionari, eroi senza patria, poeti della guerra e spadaccini della parola, inventori d’invenzioni, cantanti di canzoni e di dolori, e mille altri della stessa razza.  Continua a leggere

Incipit (19): 12. Il soldato

De la libertà e de la tiranniaRiccardo Irrera

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L’erba al margine del mio vialetto è tre millimetri più alta di quanto dovrebbe essere.

Intollerabile.

Il marmo è ricoperto da questa sottile fuliggine che ne cela il bianco candido. Inaccettabile.

Gli stoppini sono consunti, mangiati dal fuoco e resi ormai inutilizzabili. Inammissibile. Continua a leggere

Incipit (18): 77. Le gambe delle donne

ChiaroscuroLaura Liberale

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E poi c’è questa donna.

La prima volta che viene è ancora una ragazza, la ricrescita bionda a sbugiardare il rosso dei capelli, un vestito verde di cotone punteggiato di fiori minuscoli, una camicia nera legata in vita (le maniche arrotolate a scoprire i gomiti), un girocollo d’osso neroblu. Ha poco più di vent’anni ed è innamorata. Dalla sbottonatura anteriore del vestito slancia sul mondo le gambe toniche e abbronzate con l’innocente superbia di bellezza, giovinezza e salute, accecata come ogni ventenne dal proprio sole adolescente, dal riverbero della propria luce. Continua a leggere

Incipit (17): 19. La risata

Je m’appelle MangelAntonio Paolacci

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Il fatto è poi molto semplice.

Un pomeriggio d’autunno mio fratello smette di parlare e questo è quanto.

È in piedi di fronte a quel tizio in cravatta, gli fa un inchino profondo, con tanto di mano che svolazza, e pronuncia le sue ultime due sillabe.

«Io no» dice.

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