Jim Morrison

Incipit (22): 51. Il giardino

HumusLaura m. De Matteis

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Un ricciolo d’aria mi corre sulla schiena. Scivola lungo il sentiero e si attorciglia in un angolo dove le tombe accatastate lo intrappolano in un vortice gelido che raduna mucchietti di foglie e le sparpaglia di nuovo sulla strada che risale verso altre tombe, verso volti scavati nel marmo strappato dalle mie ossa – esseri immobili, dormienti e tristi in eterno secondo la misura di un’eternità umana, fino alla memoria della sabbia. Continua a leggere

Incipit (12): 72. Lo stupore

Voilà, Mr Mojo Risin’Paolo Logli

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Parrebbe, a un primo sguardo distratto, che la nebbia sia solamente una convenzione narrativa. Io dico che forse sarebbe peggio venire qui – per dire – col sole e quaranta gradi all’ombra; allora sì che la contraddizione sarebbe maggiore, dolorosamente stridente. Ma tant’è. Mentre mi avvio nel vialetto, a passo lento, che camminare non mi distolga dal guardarmi attorno, velature di bianco umido e stracciato stagnano svogliate sul terreno, e tutto si adegua docilmente allo scenario di contrizione. Mucchi di foglie svolazzano, sparpagliati da brezze gelide e acuminate, e i rami degli alberi sono crepe nere stampigliate contro il vetro del cielo. Continua a leggere

Père-Lachaise. Racconti dalle tombe di Parigi, Paolo Logli

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Memoria collettiva, dicono si chiami.
 Che poi vuol dire che ci sono cose che si collocano nel cuore di tutti e diventano alfabeto dei sentimenti e dei sogni. Per me è contribuire alla memoria collettiva collocare spezzoni della vita appoggiandoci sopra la colonna sonora. 
E per di più sono convinto di avere avuto la fortuna di crescere in un momento storico che ha prodotto la più bella musica del novecento. Ecco qui, l’ho detto. E se questo è segno di invecchiamento, me ne farò una ragione.
 Tutto questo per spiegare perché, quando nel corso di una chiacchierata con Laura Liberale ed Heman Zed – amici miei di musica, di letteratura, ed amici miei e basta – mi parlarono dell’idea di scrivere una raccolta ispirata al Père-Lachaise dissi sì di slancio, come si dice in questi casi, col cuore. Una tomba a testa, una sorta di Spoon River postmoderna in cui un coro di scrittori raccontasse un cimitero che, prima che un cimitero è appunto un luogo dell’anima, una concentrazione di simboli, un simbolo esso stesso. Continua a leggere