Incipit (22): 51. Il giardino

HumusLaura m. De Matteis

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Un ricciolo d’aria mi corre sulla schiena. Scivola lungo il sentiero e si attorciglia in un angolo dove le tombe accatastate lo intrappolano in un vortice gelido che raduna mucchietti di foglie e le sparpaglia di nuovo sulla strada che risale verso altre tombe, verso volti scavati nel marmo strappato dalle mie ossa – esseri immobili, dormienti e tristi in eterno secondo la misura di un’eternità umana, fino alla memoria della sabbia.

Su questa parte di me c’è la stagione di quando il sole cade obliquo. Sono lunghe le notti e fredde. Una crosta di gelo irrigidisce i passi di coloro che calpestano i viottoli colmi di voci che nessuno sembra udire ma che suonano gonfie di eco rotonde rimbalzanti sui timpani dei mausolei bianchi e grigi e umidi di muschi striscianti.

Lentamente mi tendo sopra e intorno le dimore dei morti con arbusti e alberi che sono i morti stessi e il loro involucro nuovo; ma gli uomini hanno sempre bisogno di case, anche quando dono loro le volte originarie e le sale spaziose del mio grembo. Vogliono sapere con certezza dove trovare i loro cari, imbandire finti banchetti, credere di potersi rivolgere ancora al loro consiglio, afferrarne l’abbraccio trasparente, immaginarli soltanto trasferiti in una nuova, piccola casa col tetto a punta o dentro un letto dalle coperte di marmo […]  

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