Incipit (21): 65. Il pianto

NascitaAndrea Ponso

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Non so nemmeno perché ci sto andando. Parigi in luglio è insopportabile, il caldo è stagnante e non ci scappi. Non è che ci sia molta luce, tranne di riflesso, quando incontri, ai lati dei viali, immense vetrate: allora ti devi riparare gli occhi portando una mano alla fronte – sembra quasi impossibile, ma non sono ancora riuscito, per questo assurdo riflesso, a vedere la mia immagine specchiata; e la cosa non è tanto diversa quando cerco di guardarmi camminare, un attimo, sulle vetrine dei negozi o dei ristoranti. Perché tutto si confonde.

È come se ciò che ho nella testa e nel corpo venisse vomitato su ogni superficie riflettente, sporcando tutto e rendendo ogni cosa irriconoscibile. Eppure, insieme ad un senso di profonda inquietudine, mi sento leggero, svuotato e aperto. Ma questo non importa, e non mi devo perdere in chiacchiere. Ho detto che lo faccio, l’ho promesso e lo farò.

Per arrivare a destinazione, da dove si trova il mio albergo, ci vuole almeno mezz’ora, secondo i miei calcoli. Ho deciso che mi fermerò un paio di volte almeno, prenderò qualche giornale italiano; magari mi siederò in qualche caffè all’aperto, sperando che un filo d’aria possa smuovere quest’afa soffocante […]  

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