Incipit (19): 12. Il soldato

De la libertà e de la tiranniaRiccardo Irrera

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L’erba al margine del mio vialetto è tre millimetri più alta di quanto dovrebbe essere.

Intollerabile.

Il marmo è ricoperto da questa sottile fuliggine che ne cela il bianco candido. Inaccettabile.

Gli stoppini sono consunti, mangiati dal fuoco e resi ormai inutilizzabili. Inammissibile.

Custode! Custode! Dove sei canaglia? Ammetti le tue responsabilità, accetta i tuoi fallimenti e per Dio rendi un favore all’intero genere umano e datti la morte! Morte, io ti maledico! Quale ignobile atto ho mai compiuto in vita per meritare una tale punizione, vedere le proprie gloriose spoglie mortali affidate a una misera nullità umana? Ho forse rubato? Ho forse commesso tradimento? Ho forse ucciso senza giusto motivo? Che cosa mi viene imputato? Quale imperdonabile atto ho io commesso?

E c’è anche una cicca tra la ghiaia del vialetto! Bestia!

Ma non fu sempre così. No, i primi anni in questo luogo di eterno riposo furono piacevoli, leggeri, financo appaganti […] 

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