Incipit (16): 18. Il sangue

Jean-Paul e ioClaudia Boscolo

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Su quella tomba spoglia e fredda un medaglione ricorda la mia fisionomia, ma il corpo non è lì dentro. Il corpo è rimasto nell’esilio. A viaggiare, dopo la mia morte, solo il mio cuore. Fu messo in uno scrigno e trasportato qui, nella mia terra, come simbolo del mio amore per la Patria che sempre difesi, e del mio spirito animato dai furori della Rivoluzione.

Questa la vulgata. Ma io, Jacques-Louis, ora vi racconterò ciò che accadde realmente.

Il mio corpo non si trova né a Parigi e neppure a Bruxelles, come i più credono. Non si trova
affatto. Vaga negli anfratti delle lande d’Europa mentre la mia anima è in pena.

Il 13 luglio del 1793 seppi che Jean-Paul era stato accoltellato nella sua vasca da bagno. Tutti conoscono questa storia, non perché conoscano veramente Jean-Paul, ma perché il mio ritratto del suo assassinio è divenuto un’icona della Rivoluzione. Lo chiamano infatti l’allegoria della Rivoluzione, l’eroe che combatte per il popolo e a causa dei dissidi interni ci rimette la vita. Marat il Cristo deposto dalla croce, Marat e il suo sudario. Il pugnale e la penna. Il simbolismo estremo, di impianto classico. La carne nuda che emerge dalla vasca, illuminata impietosamente come da un faro, la luce che rivela la nudità delle cose, che fa emergere dal fondo il cadavere illustre che è il cadavere della Rivoluzione, che è la morte del sogno rivoluzionario […]

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