Incipit (15): 79. Il ladro

Il gatto ladro. Melodramma semiserio in due atti, Francesca Bonafini

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Personaggi:

Carlo Attilio Belante – basso

Iolanda Lippoli, sua moglie – soprano

Gioachino Rossini Gatto – castrato

Gioachino Rossini Spirito – tenore

 

Ouverture

Correva l’anno 1999 quando lo scrittore Carlo Attilio Belante fu lasciato da Iolanda Lippoli, sua moglie, la quale se ne andò di casa portando con sé il pingue Gioachino Rossini, un florido e bellissimo gatto il cui manto rosso aveva determinato per semplice assonanza la scelta del nome.

L’abbandonato, uomo capriccioso e volubile nonché prolifico autore di grossolani romanzetti soft porno di discreto successo commerciale, sperimentò per la prima volta in vita sua la sensazione di horror vacui che attanaglia un narratore quando non riesce più a buttar giù neanche la lista della spesa.

I atto

Pesaro, casa di Carlo Attilio Belante

 

Tutti i giorni, tre volte al giorno, con inquietante e puntuale metodicità (alle otto del mattino, alle quattordici e alle ventuno) Carlo Attilio Belante telefonava alla moglie, che si era trasferita in un appartamento fuori Pesaro.

«Non scriverò mai più, mai più! E la colpa è tua!» piagnucolava il Belante al telefono.

«Carlo Attilio, mettiti l’animo in pace. Ci potevi pensare prima.»

«Tu non hai capito niente! Hai frainteso, hai tratto conclusioni affrettate!»

«Conclusioni affrettate? Ti ho visto avvinghiato alla cat sitter. Nel nostro letto. Nudo tu e nuda lei.»

«Perché mi vuoi tormentare? Hai sempre avuto problemi di vista, ti giuro che non eravamo nudi, stavamo solo riposando.»

«Ah sì? Intanto non mi è chiaro il motivo per cui la cat sitter dovesse riposare proprio nel nostro letto. Capisco invece molto bene perché ti fossi incaponito sull’assunzione a tempo pieno e indeterminato di quella signorina, che hai voluto a tutti costi venisse addirittura a vivere con noi perché Gioachino ha bisogno di una governante, ha bisogno di una presenza assidua, dicevi. Gioachino è un gatto, ti rendi conto?»

«Non parlare così del nostro Gioachino!» […]

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