Incipit (7): 34. La testa

ColombariumGiovanna Zulian

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Entro in città senza mappa: per me Parigi è il Père-Lachaise. Dapprima si onorano i morti che l’hanno fondata, vissuta, amata, che hanno portato sulle spalle i loro padri perché ne rimanesse traccia.

Il freddo punge. A tratti, il nevischio smorza le risate delle scolaresche lasciate come pecore impazzite in cerca di pascoli verdi, ma l’erba sembra essere stata aggredita dalle cavallette.

Tutti cercano spasmodicamente Jim Morrison; del resto, era pure il mio sogno a diciassette anni, andare da lui, berci una birra e lasciargli la bottiglia.

Ma ora, della tomba di Jim, noto solo il pantano che inzacchera le Converse degli adolescenti.

Fanciulle gotiche baciano il plexiglass di protezione presso la sfinge di Oscar Wilde; rose marciscono su Édith Piaf; monumenti ai caduti nei campi di concentramento; bronzo consumato sulle parti intime di Victor Noir. Cammino, cammino e poi mi fermo. Mi faccio prendere dal cielo grigio, dal freddo che serra le mascelle come la morte e, d’improvviso, mi mancano la quiete e il rispetto dei cimiteri piccoli di montagna, il verde e i fiori.

L’ostentazione dei secoli, delle arti sepolte, dei soldi che si accaparrano un posto celeste accanto a un divo, sono un passaggio obbligato da farsi con cartina, come in un museo. Ma questo non lo è, un museo – o forse non è altro? […]

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