Incipit (5): 48. Il morto che parla

 Esilio, Gianluca Minotti

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Lo trovammo morto, e la cosa peggiore fu doverglielo dire, che era morto, perché lui non voleva farsene una ragione. Stava riverso a terra. Perplesso. Piuttosto perplesso. Le cose erano andate altrimenti dalla sua volontà. Non si capacitava. Questo feci scrivere sul verbale. Che non si capacitava. Non tanto di essere morto, ma di come nella vita le cose gli fossero andate altrimenti. Cercammo di calmarlo. Era troppo scosso per poter consentire ai miei uomini di fare il loro lavoro. Si rifiutò di dare le sue generalità. Ma poco importava: sapevamo il suo nome.
Perlustrammo la stanza. Libri: libri di poesia persiana, qualche racconto a suo nome, traduzioni di suo pugno. Nient’altro. Sono uno scrittore, si giustificò. Dufour scosse la testa, imprecò. Sapevo quanto a Dufour desse fastidio avere a che fare con gli scrittori, soprattutto con quelli che lui reputava dei falliti. L’uomo dovette capire, perché lo minacciò. Ti uccido, gli disse. Farneticava. La morte, pensai, fa di questi scherzi […]

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