La prefazione del postumo, Laura Liberale

Sotto le fronde di quegli olmi, all’ombra

di quel tasso funebre ove la zolla

in polverosi tumuli s’inalza

ciascun riposto in sua ristretta cella

dormono i padri del villaggio antichi

 

Thomas Gray (trad. di M. Cesarotti)

 

 

In principio sono solo vigneti.

Pietro Abelardo diffonde con successo nella scuola cattedrale di Parigi l’uso metodico della ragione e dell’interrogazione nella ricerca della verità, e intanto quintali di uva collinare passano al torchio per la soddisfazione del palato vescovile. Poi, forse, è la volta di nuovi gozzovigli e godimenti, se prendiamo per rivelatrice la sfrontatezza con cui un commerciante di spezie (ah, le Indie dissolute, le pelli color pepe e cannella!) chiama Folie, “Follia”, la sua magione di campagna, eretta sul terreno di quegli antichi vigneti di trecento anni prima. Tempo altri due secoli – Molière e la sua compagnia itinerante stanno calcando le scene di Lione – e il giovanissimo re Luigi finisce per battezzare col suo nome quell’altura parigina, ora di proprietà dei gesuiti, mentre in città imperversa la rivolta dei frondeurs. Negli anni successivi è proprio il confessore di Sua Maestà, padre François d’Aix de La Chaise, ad attingere alla prodigalità regale per ingrandire quell’ameno luogo di ritiro. Giungiamo così al 1763: il nutrizionista Antoine Parmentier divulga i suoi studi sulla patata, convincendo la regina ad adornarsi dei suoi fiori stellati e, intanto, dalla fertile collina che forse egli ha già immaginato terrazzata di tuberi, i gesuiti vengono espulsi e il terreno rivenduto a privati.

Ora, però, facciamo un ulteriore salto temporale in avanti di sedici anni e spostiamoci nella buia cantina di una delle tante botteghe di quello che oggi è il quartiere di Les Halles. Sono mesi ormai che la padrona si lamenta del vino che si guasta inspiegabilmente e dell’argenteria che perde di brillantezza, ma in questo giorno del 1779 la voce per lamentarsi le manca del tutto, giusto il tempo di aprire la porta della cantina ed eccola svenuta, ammorbata da esalazioni più intense che mai: sono i miasmi e le infiltrazioni delle fosse comuni del cimitero degli Innocenti, lì vicino, dove, per secoli, sono stati accatastati e pigiati cadaveri a migliaia, nel cuore stesso della città, in mezzo alle case e all’attività dei vivi. Le autorità cittadine, che proprio dal 1763, a seguito di una precedente inchiesta, stanno tentando di modificare l’antico regime delle sepolture, arrivano a decretarne la chiusura, insieme a quella di tutti gli altri cimiteri urbani.

In soli due anni, dal dicembre del 1785 all’ottobre del 1787, lo smantellamento degli Innocenti viene portato a termine (riusciamo a immaginare queste esumazioni di massa, la rimozione della terra infetta, l’apertura delle fosse comuni e dei sotterranei, le fiaccole tenute accese di notte per smuovere l’aria?). II decreto imperiale di Saint-Cloud del 12 giugno del 1804 vieta definitivamente l’inumazione all’interno della cinta urbana: i nuovi cimiteri dovranno assomigliare a dei giardini e le sepolture essere tutte individuali; “ogni privato, senza bisogno di autorizzazione, potrà far collocare sulla tomba del parente o dell’amico una pietra sepolcrale o un altro segno indicativo di sepoltura, com’è stato fatto sinora, e, quando l’estensione dei luoghi consacrati alle inumazioni lo consentirà, si potranno fare delle concessioni di terreno alle persone che desidereranno possedervi un luogo distinto e separato per stabilirvi la loro sepoltura e quella dei loro parenti o successori, e costruirvi delle cripte, dei monumenti o delle tombe”.

Il nuovo cimitero del Père-Lachaise, su quel colle ceduto ormai all’amministrazione comunale, apre così le sue porte. Le numerose urne de’ forti che, nel tempo, lo hanno riempito, continuano tutt’oggi ad accendere gli animi alle egregie cose, continuano a fare apparire bella e santa ai visitatori quella terra che le ospita, continuano ad alimentare una celeste corrispondenza d’amorosi sensi fra i viventi e i defunti.

A questa corrispondenza si è voluto aggiungere qui le nostre voci.

Laura Liberale

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